sono un medico di famiglia – Ritengo che un paziente abbia necessità di una visita psichiatrica urgente ma rifiuta la prescrizione. Come mi devo comportare?

RISCHIO SUICIDIO – LE NORME DI COMPORTAMENTO
Il paziente psichiatrico è un paziente fragile ad alto rischio.
La normativa è consapevole che la scelta di non costringere i malati a coatti ricoveri porta con sé un rischio di condotte suicidiarie e/o violente verso terzi ( cd rischio consentito).
Lo Psichiatra ha un dovere di garanzia tutt’altro che facile da attuare in quanto deve contemperare il diritto del paziente a sottoporsi alle cure al diritto della collettività e del paziente stesso alla sicurezza.
Ogni forma d’ intervento sanitario che prescinda dal consenso viene considerata un’eccezione, di cui restringere la portata, salvaguardando i diritti della persona dalle limitazioni che ne derivano.
La linea guida di riferimento è la raccomandazione de 24 Aprile 2009 – Conferenza Stato-Regioni - in merito all’applicazione di accertamenti e trattamenti sanitari obbligatori per malattia mentale (ART. 33 – 34 – 35 LEGGE 23 DICEMBRE 1978, N. 833).
Nel primo comma dell’Art 33 della Legge 833/78 si legge: “gli accertamenti e i trattamenti sanitari sono di norma volontari”.
Ogni forma d’ intervento sanitario che prescinda dal consenso viene considerata un’eccezione, di cui restringere la portata, salvaguardando i diritti della persona dalle limitazioni che ne derivano.
PROCEDURE PER L’ACCERTAMENTO SANITARIO OBBLIGATORIO
La procedura dell’ASO per malattia mentale mira a garantire a tutti i cittadini una corretta valutazione dei loro bisogni di cura, anche nei casi in cui il disturbo mentale possa essere di natura tale da menomare la consapevolezza stessa della malattia ed è descritta nell’art. 2 della raccomandazione .
C’è unanime consenso che al fine di garantire la migliore valutazione possibile, questa debba essere assicurata da un medico psichiatra del Dipartimento di Salute Mentale.
Soprattutto nei casi di ASO proposti dal dipartimento salute mentale, sarebbe opportuno che a valutare il paziente fosse sempre il medico territorialmente competente o un altro medico della stessa équipe.
Nel caso di cittadini già precedentemente in cura psichiatrica, le informazioni dei professionisti, in pratica pubblica o privata, che abbiano avuto in cura precedentemente il paziente, le richieste di intervento, avanzate dai familiari, dai vicini, dalle forze dell’ordine, sono elementi che devono sollecitare l’intervento del medico ma non possono mai essere automaticamente sufficienti a motivare la richiesta di un ASO.
La proposta di ASO può essere avanzata sia da un medico del DSM che da altro medico.
a) Il medico del DSM potrà proporre l’ASO solo nei casi in cui:
1. In base alle informazioni avute, appaia legittimo, in scienza e coscienza, ipotizzare la necessità urgente di una (prima o ennesima) valutazione psichica al fine di valutare la necessità di un trattamento psichiatrico . Nel caso in cui, per esempio, lo psichiatra non riesca a visitare il cittadino perché ha potuto sperimentare personalmente che la persona in questione (sia essa o meno già conosciuta) si sta sottraendo attivamente al contatto (allontanamento al momento dell’incontro, chiusura e rifiuto di permettere il contatto, non disponibilità a concordare appuntamenti associata o meno a ripetute irreperibilità)
2. Mel caso in cui, pur avendo potuto visitare il paziente in qualità di medico proponente il TSO, non sia stato in grado di attivare una seconda visita per la convalida prevista dalla legge, per il rifiuto attivo del paziente.
b) Il medico non psichiatra (Medico della Medicina Generale, della Continuità terapeutica, del 118) potrà proporre l’ASO, oltre che nelle due condizioni precedenti, anche allorquando, pur avendo potuto visitare il cittadino, nutrendo un dubbio sulla attualità di tutti gli elementi richiesti dalla legge per l’attivazione di una proposta di TSO ritenga necessaria una valutazione specialistica psichiatrica, visita per la quale però il cittadino non fornisce il consenso.
La proposta motivata contiene anche indicazioni sul luogo più opportuno – anche perché più accettato dal paziente – per l’esecuzione dell’ASO.
Precisato questo e richiamato come appartenente alle buone pratiche il previo accordo del medico proponente con il Dirigente medico psichiatra della struttura pubblica (quando egli stesso non ricopra tale ruolo) su luogo, tempi e modalità di esecuzione dell’ASO, in linea generale è preferibile che l’ASO sia praticato in un servizio territoriale, in primo luogo nel CSM, ma anche in un Centro di salute o in un ambulatorio di medicina generale e, nelle ore di loro chiusura, al Pronto soccorso del presidio ospedaliero.
La proposta motivata deve essere inoltrata al Sindaco del Comune dove si trova la persona oggetto della stessa.
Non è necessaria convalida da parte di un secondo medico (Art. 33 comma 4).
In ogni caso l’ASO non può essere svolto negli spazi di degenza del Servizio Psichiatrico Diagnosi e Cura..
L’ordinanza sindacale di ASO è eseguita dalla Polizia municipale che accompagna la persona al luogo indicato perché vi si svolga l’accertamento richiesto.
Il personale sanitario del DSM svolge funzioni di assistenza se, e quando, il DSM disponga di un Servizio di intervento per l’urgenza psichiatrica; altrimenti sarà coinvolto il personale del Servizio del“118”.
Non è richiesta la notifica dell’ordinanza al giudice tutelare.
Appartiene alla prassi consolidata ritenere che un’ordinanza di ASO, non eseguita entro 48 ore, non sia più valida e si richieda una nuova proposta.

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