Ex Eureco di Paderno Dugnano - Il tar mette lo Stop ed accoglie il ricorso del Comune a difesa dei suoi cittadini - Non rispettata la procedura

DM 30 marzo 2015, Linee guida per la verifica di assoggettabilità a valutazione di impatto ambientale dei progetti di competenza delle regioni e province autonome, previsto dall’articolo 15 del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 91, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 116, fa riferimento, al punto 4.2 delle linee guida approvate con il decreto, quale criterio aggiuntivo da tenere in considerazione ai fini della verifica di assoggettabilità a VIA, al criterio «Rischio di incidenti, per quanto riguarda, in particolare, le sostanze o le tecnologie utilizzate», prevedendo che «Qualora per i processi produttivi (materie prime, prodotti, sottoprodotti, prodotti intermedi, residui, ivi compresi quelli che possono ragionevolmente ritenersi generati in caso di incidente) siano utilizzate sostanze e/o preparati pericolosi elencati nell’allegato I al decreto legislativo n. 334/1999 in quantitativi superiori alle soglie in esso stabilite, l’impianto è soggetto agli obblighi previsti dalla normativa per gli stabilimenti a rischio di incidente rilevante (art. 8 del decreto legislativo n. 334/1999).»
L'associazione Medicina Democratica ha diritto ad impugnare un atto lesivo del diritto alla salute dei cittadini. La sentenza fa il punto sulle modalità d'intervento o ricorso autonome delle associazioni.
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Pubblicato il 08/08/2017
N. 01747/2017 REG.PROV.COLL.

N. 02848/2015 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia

(Sezione Terza)

ha pronunciato la presente
SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 2848 del 2015, integrato da motivi aggiunti, proposto dal Comune di Paderno Dugnano, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall’avvocato Monica Modolo, con domicilio presso la Segreteria di questo Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia, Sede di Milano, in Milano, via Filippo Corridoni, 39;
contro
- la Città metropolitana di Milano, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Alessandra Zimmitti, Marialuisa Ferrari, Nadia Marina Gabigliani, con domicilio presso l’Avvocatura dell’ente, in Milano, via Vivaio, 1;
- Tecnologia & Ambiente srl, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall’avvocato Emanuele Stefano Regondi, con domicilio presso la Segreteria di questo Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia, Sede di Milano, in Milano, via Filippo Corridoni, 39;
- la Regione Lombardia, non costituita in giudizio;
nei confronti di
ARPA – Agenzia regionale protezione ambiente - Lombardia, ASL – Azienda sanitaria locale Milano 1, Comune di Nova Milanese, Parco del Grugnotorto Villoresi, Consorzio di Bonifica Est Ticino Villoresi, ATO Provincia di Monza e Brianza, Brianza Acque srl, non costituiti in giudizio;
e con l'intervento di
ad adiuvandum:
- Medicina Democratica movimento di lotta per la salute ONLUS, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall’avvocato Paola Maddalena Ferrari, con domicilio presso la Segreteria di questo Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia, Sede di Milano, in Milano, via Filippo Corridoni, 39;
ad opponendum:
- ditta Merlino Giovanni, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall’avvocato Tiziano Giovanelli, con domicilio eletto presso il suo studio, in Milano, corso Plebisciti, 13;
per l’annullamento
con ricorso introduttivo:
- del decreto dirigenziale della Città metropolitana di Milano n. 8405 del 29 settembre 2015, avente ad oggetto l’esito negativo di assoggettabilità a VIA con riferimento allo studio / progetto preliminare presentato dalla società controinteressata Tecnologia e Ambiente;
- di ogni altro atto presupposto, consequenziale e comunque connesso, e, in particolare, del parere reso dalla ASL e della nota di convocazione della conferenza di servizi n. prot. 290869 del 16 novembre 2015, per la conclusione del procedimento di rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale;
con ricorso per motivi aggiunti:
- dell’autorizzazione integrata ambientale n. 6567 del 12 luglio 2016, unitamente a tutti i verbali ad essa sottesi e ai relativi pareri espressi;
- di ogni altro atto presupposto, consequenziale e comunque connesso, ancorché non noto.

Visti il ricorso, i motivi aggiunti e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio della Città metropolitana di Milano e di Tecnologia & Ambiente srl;
Visti gli atti della causa;
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 6 giugno 2017 il dott. Diego Spampinato e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO
Con ricorso depositato in data 11 dicembre 2015, il Comune ricorrente espone:
- che, con istanza presentata dalla società Tecnologia & Ambiente, è stata richiesta l’autorizzazione integrata ambientale (da ora innanzi: AIA) per la gestione di un impianto di messa in riserva, recupero e smaltimento di rifiuti pericolosi e non pericolosi da ubicare sul territorio comunale, in area destinata nel vigente PGT a “servizi a verde urbano”;
- di aver richiesto, nella seduta della conferenza di servizi del 19 maggio 2015, di sottoporre l’istanza alla verifica preventiva di valutazione di impatto ambientale (da ora innanzi: VIA), come previsto dal DM 30 marzo 2015, nel frattempo entrato in vigore ed espressamente applicabile ai procedimenti in itinere;
- che, a seguito della verifica di assoggettabilità a VIA, la Città Metropolitana, con il decreto dirigenziale impugnato, ha escluso la necessità di VIA.
Affida il ricorso ai seguenti motivi.
1. Violazione dei principi e delle prescrizioni di cui al DM 30 marzo 2015; eccesso di potere per illogicità e sviamento. Il progetto e la scheda preliminare presentati da Tecnologia e Ambiente non sarebbero stati valutati alla luce del DM 30 marzo 2015, che integrerebbe i criteri di cui all’allegato IV alla parte seconda del D. lgs. n. 152/2006; in particolare, non sarebbe stato considerato il criterio inerente il rischio di incidenti.
2. Violazione dei principi e delle prescrizioni di cui alla DGR 11317/2010 ed al DM 30 marzo 2015; eccesso di potere per sviamento e carenza di istruttoria. Il provvedimento impugnato ometterebbe di considerare che le attività che la società controinteressata intenderebbe svolgere sarebbero la stesse già autorizzate e poi revocate alla società Eureco; nella prospettazione del Comune ricorrente, se la Città metropolitana avesse tenuto conto delle caratteristiche del tutto assimilabili delle due attività, avrebbe concluso per l’assoggettamento della procedura alla VIA. Inoltre, non sarebbe stata considerata l’esistenza del progetto di ampliamento - che interesserebbe anche il tratto in prossimità dell’impianto - della strada provinciale SP 44 “Milano - Meda”, ricadendo l’impianto già ora nell’attuale fascia di rispetto viabilistico.
3. Violazione dell’art. 20 e ss. del D. lgs. 152/2006, e dei principi e delle prescrizioni di cui alla DGR 11317/2010 ed al DM 30 marzo 2015; eccesso di potere per sviamento. Il provvedimento impugnato elencherebbe, al punto 2, una serie di prescrizioni, che, nella sostanza, si configurerebbero piuttosto come vere e proprie modifiche sostanziali al progetto, che permetterebbero di evitare la necessaria analisi preventiva di impatto negativo ambientale, consentendo la prosecuzione del procedimento, a monte viziato.
Con ordinanza 13 gennaio 2016, n. 9, questa Sezione III ha rigettato la domanda cautelare per difetto della attualità del danno allegato, essendo la procedura di rilascio dell’autorizzazione, ancorché senza assoggettamento a VIA, ancora in corso.
In data 21 ottobre 2016 il Comune ha depositato ricorso per motivi aggiunti, affidato ai seguenti motivi.
1. Violazione di legge in materia di TU ambiente; eccesso di potere per difetto di istruttoria e manifesta contraddittorietà. Il provvedimento di AIA sarebbe illegittimo in ragione dei seguenti profili di carattere tecnico.
A) Le prescrizioni previste dall’impugnato decreto dirigenziale 8405/2015 avrebbero dovuto essere sviluppate dall’impresa controinteressata in apposito documento da allegarsi al progetto definitivo dell’impianto e sottoposte a valutazione da parte degli Enti e degli Organi tecnici in fase istruttoria. Ciò non sarebbe stato effettuato, come si desumerebbe dalla circostanza che l’AIA impugnata riproporrebbe le stesse prescrizioni al paragrafo E.5.3 dell’allegato all’AIA.
B) Vi sarebbero perplessità in ordine alla miscelazione dei rifiuti, tanto che l’AIA sarebbe in proposito lacunosa e generica.
C) La prescrizione n. 10 del paragrafo E.5.3 dell’allegato tecnico all’AIA rinvierebbe ad un successivo documento, da presentare entro tre mesi dalla notifica dell’AIA al gestore, la definizione delle procedure da questi adottate in tema di trattamento dei rifiuti.
D) Non sarebbe sempre rispettato il procedimento di attribuzione dei codici CER in fase di cernita dei rifiuti, come risulterebbe dall’esame dei casi/esempio di cui alla relazione tecnica prodotta dal Comune ricorrente sub 11.
E) Mancherebbe il programma di attuazione della relazione di riferimento di cui all’art. 5 del TU Ambiente e sul punto l’impugnata AIA prevedrebbe genericamente l’obbligo di rispettare la DGR Lombardia 5065 del 18 aprile 2016, senza individuare quale dei casi di cui alla citata DGR, cui sarebbero ricollegati modalità e tempistiche diverse di attuazione a seconda del caso concreto, ricorrerebbe nel caso di specie.
2. Violazione del DPR 380/2001; difetto di motivazione ex art. 3 legge 241/1990; eccesso di potere per contraddittorietà e sviamento dalla causa tipica. L’autorizzazione impugnata, senza la dovuta motivazione, supererebbe il parere edilizio negativo reso dal Comune ricorrente in ordine alle opere che il privato intenderebbe eseguire per ristrutturare l’immobile. In proposito, sussisterebbero incertezze circa la consistenza degli interventi necessari per adeguare l’immobile all’uso richiesto dalla società controinteressata; durante un sopralluogo effettuato, l’ufficio tecnico comunale avrebbe constatato che le strutture su cui si intenderebbero eseguire le opere di ripristino avrebbero subito danneggiamenti rilevanti, con compromissioni di travi, pilastri e copertura deformati dalle elevate temperature raggiunte durante un incendio precedentemente verificatosi; il ripristino delle condizioni di sicurezza dei luoghi dovrebbe pertanto avvenire mediante interventi interessanti anche elementi strutturali non indicati negli elaborati grafici e che sembrerebbero invece compromessi. L’AIA, pertanto, sarebbe viziata in conseguenza di carente istruttoria sotto il profilo edilizio.
3. Violazione di legge; difetto di motivazione in ordine alla intervenuta variante urbanistica. L’autorizzazione rilasciata avrebbe comportato la modifica della destinazione urbanistica del sito senza adeguata motivazione, tenuto conto della circostanza che da spazi a verde urbano si sarebbe passati ad una destinazione produttiva.
4. Illegittimità derivata. I vizi indicati nel ricorso introduttivo si riverbererebbero anche sull’AIA impugnata con il ricorso per motivi aggiunti, in cui vengono comunque riproposte le censure del ricorso introduttivo.
In data 28 ottobre 2016 la ditta Merlino Giovanni ha depositato atto di intervento ad opponendum; con tale intervento – fra l’altro – ha eccepito l’inammissibilità dei ricorsi per carenza di interesse.
In data 25 novembre 2016 l’associazione Medicina Democratica ha depositato atto di intervento ad adiuvandum.
Alla camera di consiglio del 22 novembre 2016, fissata per la trattazione della domanda cautelare proposta con il ricorso per motivi aggiunti, parte ricorrente ha rinunciato alla domanda cautelare; in tale sede la causa è stata fissata alla pubblica udienza del 6 giugno 2017.
In vista dell’udienza per la trattazione nel merito sono state depositate memorie; in particolare, con memoria depositata il 16 maggio 2017 (pag. 5), la ditta Merlino Giovanni: a) ha ribadito l’eccezione di inammissibilità dei ricorsi per carenza di interesse; b) ha eccepito l’inammissibilità dell’intervento dell’associazione Medicina Democratica per carenza di interesse; entrambe le eccezioni si fondano sulla circostanza che l’amministrazione provinciale avrebbe emanato l’AIA impugnata in seguito a provvedimento del Giudice Amministrativo.
All’udienza pubblica del 6 giugno 2017 la causa è stata trattata e trattenuta per la decisione; in tale sede, in particolare, è stato dato avviso alle parti, ai sensi dell’art. 73 cpa, circa la possibile sussistenza di un profilo di inammissibilità dell’atto di intervento dell’associazione Medicina Democratica in quanto porrebbe a sostegno dell’intervento un interesse proprio anziché un interesse dipendente.
DIRITTO
Per una migliore intelligenza delle questioni devolute alla cognizione del Collegio, giova innanzitutto ricostruire succintamente la vicenda sulla quale si è innestato il presente giudizio.
Con provvedimento prot. n. 43849 del 12 marzo 2012 l’allora Provincia di Milano ha disposto, nei confronti della Eureco srl, la revoca dell’AIA di cui al decreto regionale n. 12692 del 26 ottobre 2007, la chiusura dell’impianto, e che la ripresa dell’attività potesse avvenire solo a seguito di nuova istanza di autorizzazione.
Tale provvedimento è stato impugnato con ricorso registrato al n. 1309/2012 di questo TAR Lombardia – Milano, tuttora pendente.
Con istanza prot. n. 78939 del 10 maggio 2012 la società Eureco ha chiesto la revisione della citata AIA n. 12692/2007; tale istanza è stata rigettata dall’amministrazione provinciale ed il provvedimento di rigetto è stato impugnato con ricorso per motivi aggiunti.
In seguito alla proposizione di ricorso per motivi aggiunti, nell’ambito di tale giudizio è stata emanata dalla Sezione IV di questo TAR l’ordinanza cautelare 27 agosto 2012, n. 1203, l’appello cautelare avverso la quale è stato respinto con ordinanza del Consiglio di Stato 27 ottobre 2012, n. 4273.
L’ordinanza cautelare 1309/2012 ha ritenuto, in relazione all’istanza 78939/2012, di revisione dell’AIA n. 12692/2007, che «…al di là del nomen iuris utilizzato dalla ricorrente, la sua pretesa sostanziale è finalizzata ad ottenere la riapertura dell’impianto, onde porre in essere un’attività di trattamento rifiuti ritenuta meno “pericolosa” di quella posta in essere in precedenza…», ed ha pertanto ordinato all’amministrazione provinciale di Milano di avviare un autonomo procedimento finalizzato a valutare se la società ricorrente possedesse i requisiti previsti dalla normativa vigente per il rilascio di titolo autorizzatorio.
In sede di appello cautelare, l’ordinanza del Consiglio di Stato 4273/2012 ha qualificato la citata istanza di revisione 78939/2012 «…quale nuova istanza autorizzativa …».
In data 2 novembre 2012, la società Tecnologia & Ambiente, odierna controinteressata, sul presupposto di essere acquirente di ramo d’azienda dalla società Eureco, ha presentato all’amministrazione provinciale di Milano istanza di AIA «…in sostituzione dell’istanza presentata da Eureco S.r.l. …» (così l’AIA 6567/2016 impugnata con ricorso per motivi aggiunti).
Tanto premesso, a seguire, preliminarmente, in rito:
a) le eccezioni proposte dalla ditta Merlino Giovanni, fondate sulla considerazione che la Città Metropolitana di Milano avrebbe rilasciato l’impugnata AIA 6567/2016 in adempimento delle citate ordinanze di questo TAR Lombardia – Milano 1203/2012 e del Consiglio di Stato 4273/2012, richiamate nell’AIA, possono essere superate sulla base della considerazione che la citata ordinanza 1203/2012 – l’appello cautelare avverso la quale è stato respinto con la citata ordinanza 4273/2012 – ordinava all’allora Provincia di Milano di avviare un autonomo procedimento finalizzato a valutare se la società ricorrente possedesse i requisiti previsti dalla normativa vigente per il rilascio di titolo autorizzatorio; in proposito, l’ordine di avviare il procedimento non può elidere l’interesse del Comune resistente di contrastare nel merito il contenuto del provvedimento conclusivo di tale procedimento;
b) l’atto di intervento dell’associazione Medicina Democratica deve essere dichiarato inammissibile, richiamato il condivisibile orientamento giurisprudenziale secondo il quale «…l’intervento ad adiuvandum in primo grado presuppone la titolarità di una posizione giuridica dipendente da quella dedotta dal ricorrente in giudizio, ad essa accessoria (Cons. St., Ad. plen., n. 1 del 2015), e non autonoma, poiché in questa seconda ipotesi l’interveniente ad adiuvandum, titolare di posizione autonoma, avrebbe dovuto impugnare il provvedimento ritenuto lesivo, non potendo eludere con l’intervento ad adiuvandum il termine decadenziale previsto dalla legge per contestare gli atti illegittimi (v., ex plurimis, Cons. St., sez. IV, 29 febbraio 2016, n. 853; Cons. St., sez. III, 26 ottobre 2016, n. 4487)…» (Cons. Stato, Sez. III, 14 dicembre 2016, n. 5268), atteso che nell’atto di intervento viene prospettato un interesse autonomo, che avrebbe costituito base legittimante per un ricorso autonomo: «…La suddetta associazione ha titolo per intervenire nel processo a sostegno del ricorso principale in ragione della sua finalità di tutela della salute pubblica…» (pag. 3).
Nel merito, i ricorsi sono fondati, nei limiti di cui a seguire.
Il primo motivo del ricorso introduttivo, riproposto in via derivata nei confronti dell’impugnata AIA con il quarto motivo del ricorso per motivi aggiunti, con cui il Comune ricorrente lamenta violazione del DM 30 marzo 2015 ed eccesso di potere per illogicità e sviamento, è fondato.
Il citato decreto 8405/2015, impugnato con il ricorso introduttivo, al punto 1 del dispositivo, recita: «…il progetto dell’impianto di stoccaggio e recupero di rifiuti pericolosi e non pericolosi presentato dall’Impresa Tecnologia e Ambiente S.r.l. ubicato in Paderno Dugnano (MI) - Via G. Mazzini n. 101 non è soggetto alla procedura di V.I.A. …».
Il DM 30 marzo 2015, Linee guida per la verifica di assoggettabilità a valutazione di impatto ambientale dei progetti di competenza delle regioni e province autonome, previsto dall’articolo 15 del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 91, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 116, fa riferimento, al punto 4.2 delle linee guida approvate con il decreto, quale criterio aggiuntivo da tenere in considerazione ai fini della verifica di assoggettabilità a VIA, al criterio «Rischio di incidenti, per quanto riguarda, in particolare, le sostanze o le tecnologie utilizzate», prevedendo che «Qualora per i processi produttivi (materie prime, prodotti, sottoprodotti, prodotti intermedi, residui, ivi compresi quelli che possono ragionevolmente ritenersi generati in caso di incidente) siano utilizzate sostanze e/o preparati pericolosi elencati nell’allegato I al decreto legislativo n. 334/1999 in quantitativi superiori alle soglie in esso stabilite, l’impianto è soggetto agli obblighi previsti dalla normativa per gli stabilimenti a rischio di incidente rilevante (art. 8 del decreto legislativo n. 334/1999).».
Lo stesso DM prevede poi all’art. 4, comma 2, che «Le linee guida allegate al presente decreto si applicano a tutti i progetti per i quali la procedura di verifica di assoggettabilità o la procedura autorizzativa è in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto.».
Ora, il criterio relativo al “rischio di incidenti” non risulta essere stato preso in considerazione nei provvedimenti impugnati, ciò essendo dimostrato dalle difese dell’amministrazione provinciale di Milano, che – senza contestare specificamente il fatto (in tema di prova del fatto non specificamente contestato, CGARS, Sez. giurisdizionale, 24 ottobre 2011, n. 703) – sul punto argomentano che il DM 30 marzo 2015 integrerebbe i criteri del TU ambiente per l’identificazione dei progetti da sottoporre a verifica di assoggettabilità alla valutazione di impatto ambientale e che il progetto sarebbe stato sottoposto alla verifica di assoggettabilità a VIA (memoria depositata il 18 novembre 2016, pag. 17 e ss; memoria depositata il giorno 8 gennaio 2016, pag. 12 e ss).
Il motivo deve quindi essere accolto, non potendosi escludere che l’applicazione del criterio relativo al “rischio di incidenti” avrebbe condotto a definire la verifica di assoggettabilità a VIA nel senso della necessità di sottoporre il progetto a VIA, anche in considerazione della circostanza che il citato provvedimento 43849/2012, con cui è stata disposta la revoca dell’AIA rilasciata in favore della società dante causa della società controinteressata, risulta essere stato assunto a seguito di un grave incidente verificatosi nel sito di cui si tratta nel novembre 2010.
Né a diversa decisione possono indurre le argomentazioni difensive della società controinteressata, secondo cui il richiamo al DM 30 marzo 2015 apparirebbe generico, non indicando gli indici normativi cui l’amministrazione provinciale si sarebbe dovuta attenere.
In proposito, premesso che la giurisprudenza ha avuto condivisibilmente modo di affermare che «…Secondo un consolidato indirizzo giurisprudenziale, dal quale non vi è motivo di discostarsi, l’inammissibilità dell’impugnazione per genericità dei motivi sussiste solo quando il giudice non sia posto in grado di comprendere quali vizi il ricorrente deduca per sostenere l’invalidità del provvedimento impugnato, così che, fuori da questi stretti limiti, è dovere del giudice stesso interpretare il gravame ed esaminare le censure ancorché non organicamente articolate, ricavandole dal contesto del ricorso e della richiesta avanzata (C.d.S., sez. IV, 7 giugno 2005, n. 2930; 17 febbraio 2009, n. 912)…» (Cons. Stato, Sez. V, 22 settembre 2011, n. 5345), l’argomentazione non è condivisibile, essendo il motivo specifico nell’individuare la norma violata e nel descrivere la censura in fatto.
Gli ulteriori motivi o censure del ricorso introduttivo non delibati possono essere assorbiti, in ragione dei loro nessi di continenza logica con il primo motivo del ricorso introduttivo.
A seguire, il primo motivo del ricorso per motivi aggiunti, con cui parte ricorrente lamenta la mancata attuazione delle prescrizioni del citato decreto 8405/2015, è in parte fondato.
A) In relazione alla censura relativa alla mancata attuazione delle prescrizioni del decreto 8405/2015, di non assoggettamento a VIA, tale decreto recita:
- al punto 2 del dispositivo: «…il proponente dovrà prevedere le seguenti misure di mitigazione e di compensazione dei vari indici di impatto:
- applicazione delle migliori tecniche disponibili (M.T.D.) per l’abbattimento delle emissioni;
- il conferimento dei rifiuti all’impianto dovrà essere pianificato con un’ottimizzazione dei carichi, dei percorsi e degli orari al fine di minimizzare le interferenze con la viabilità locale;
- i motori dei mezzi in stazionamento nel sito, in attesa della fase di carico o scarico e quando non utilizzati per la movimentazione interna, dovranno essere mantenuti spenti;
- la predisposizione di barriere (naturali o artificiali) tra i punti di emissione ed i bersagli ambientali sensibili;
- la predisposizione, almeno con cadenza annuale, di un piano di monitoraggio dell’aria, dei processi ed attività svolte che comportano una pressione sulla componente aria, prevedendone una ante operam, prima della messa in esercizio dell’impianto ed altre post operam con una frequenza dei campionamenti almeno annuale e la costruzione di indicatori di emissioni totali annui, diretti ed eventualmente anche indiretti, di gas ad effetto serra, espressi in tonnellate di CO2 equivalente, ed emissioni totali annue di sostanze inquinanti (NOX; SOX)…»;
- al punto 3 del dispositivo, con riferimento alle prescrizioni richieste al precedente punto 2, recita: «…L’accoglimento delle suddette prescrizioni dovrà essere riportato e approfonditamente sviluppato dall’Impresa Tecnologia e Ambiente S.r.l. in apposito documento da allegarsi al progetto definitivo dell’impianto, che verrà sottoposto a valutazione da parte degli Enti e degli Organi tecnici in fase istruttoria ai sensi del Titolo III-bis, della Parte Seconda, del d.lgs. 152/06…».
L’allegato all’AIA impugnata con il ricorso per motivi aggiunti, al punto E.5.3, Prescrizioni generali, recita: «…L’Impresa dovrà ottemperare alle prescrizioni del Decreto di non assoggettabilità alla V.I.A. R.G. 8405/2015 del 29.09.2015:
- applicazione delle migliori tecniche disponibili (M.T.D.) per l’abbattimento delle emissioni;
- il conferimento dei rifiuti all’impianto dovrà essere pianificato con un’ottimizzazione dei carichi,
dei percorsi e degli orari al fine di minimizzare le interferenze con la viabilità locale;
- i motori dei mezzi in stazionamento nel sito, in attesa della fase di carico o scarico e quando non utilizzati per la movimentazione interna, dovranno essere mantenuti spenti;
- la predisposizione di barriere (naturali o artificiali) tra i punti di emissione ed i bersagli ambientali sensibili;
- la predisposizione di un piano di monitoraggio dell’aria, dei processi ed attività svolte che comportano una pressione sulla componente aria, prevedendone una ante operam, prima della messa in esercizio dell’impianto ed altre post operam con una frequenza dei campionamenti almeno annuale e la costruzione di indicatori di emissioni totali annui, diretti ed eventualmente anche indiretti, di gas ad effetto serra, espressi in tonnellate di CO2 equivalente, ed emissioni totali annue di sostanze inquinanti (NOX; SOX) (in base al modello previsto nella nota dell’Impresa del 21.10.2015 (prot. gen. n. 270007 del 22.10.2015)».
Dalla riproposizione nell’AIA impugnata delle prescrizioni previste nel citato decreto 8405/2015 risulta dimostrata la violazione del punto 3 del dispositivo di tale decreto, secondo cui la società odierna controinteressata avrebbe dovuto sviluppare l’accoglimento di tali prescrizioni in un apposito documento che avrebbe dovuto essere sottoposto a valutazione da parte degli enti e degli organi tecnici in fase istruttoria.
In proposito, le argomentazioni difensive della società odierna controinteressata, secondo cui essa avrebbe adempiuto con documento del 21 ottobre 2016 (memoria depositata il 17 novembre 2016, pag. 8), non appaiono sufficienti ad indurre a diversa decisione.
Premesso che, diversamente da quanto esposto dalla società odierna controinteressata, il documento (da tale società depositato in data 17 novembre 2016 sub 2) è datato 21 ottobre 2015 (e non 21 ottobre 2016, circostanza che avrebbe reso evidente la sua mancata considerazione in sede di istruttoria dell’AIA impugnata, datata 12 luglio 2016), ciò non vale a superare la circostanza che non sia stato preso in considerazione nel corso dell’istruttoria, attesa la riproposizione nell’AIA impugnata delle prescrizioni riportate nel citato decreto 8405/2015.
In ogni caso in tale documento, che tratta delle prescrizioni riportate nel citato decreto 8405/2015 alle pagine da 20 a 22 comprese, non risultano trattate le prescrizioni inerenti: a) la pianificazione del conferimento dei rifiuti all’impianto con un’ottimizzazione dei carichi, dei percorsi e degli orari al fine di minimizzare le interferenze con la viabilità locale (prescrizione n. 2); b) l’obbligo di spegnimento dei motori dei mezzi in stazionamento nel sito, in attesa della fase di carico o scarico e quando non utilizzati per la movimentazione interna (prescrizione n. 3); c) la predisposizione di barriere (naturali o artificiali) tra i punti di emissione ed i bersagli ambientali sensibili (prescrizione n. 4).
B) In relazione alla censura inerente la miscelazione dei rifiuti, l’allegato all’AIA prevede, al paragrafo E.5.3, Prescrizioni generali, prescrizione 45, che «…Sono vietate le operazioni R12 miscelazione e D13 miscelazione. Riguardo alle miscelazioni dello stesso codice CER si rimanda alle prescrizioni previste nel successivo paragrafo E.5.5.».
Ora, tale paragrafo E.5.5 non risulta.
La censura deve quindi essere accolta, poiché – fermo restando il divieto delle operazioni R12 e D13 – la prescrizione relativa alle miscelazioni dello stesso codice CER, pur prevista, non risulta essere stata espressa.
Né le argomentazioni difensive dell’amministrazione provinciale e della società odierna controinteressata, secondo cui le attività autorizzate non comporterebbero alcuna operazione riconducibile a miscelazione, possono indurre a diversa decisione; proprio la difesa dell’amministrazione provinciale, nell’affermare che si tratterebbe di un refuso (memoria depositata dall’amministrazione provinciale il 18 novembre 2016, pag. 28), conferma l’esistenza dell’incongruenza che – ove si tratti effettivamente di un mero refuso – potrà essere oggetto di un provvedimento di rettifica in sede di riedizione del potere.
C) La censura inerente la prescrizione n. 10 del paragrafo E.5.3 dell’allegato tecnico all’AIA, è fondata.
Tale prescrizione prevede: «…Entro tre mesi dalla data di notifica della autorizzazione il Gestore dell’impianto dovrà predisporre e trasmettere all’Autorità Competente ed all’Autorità di controllo (ARPA), un documento scritto (chiamato Protocollo di gestione dei rifiuti) nel quale saranno racchiuse tutte le procedure adottate dal Gestore per la caratterizzazione preliminare, il conferimento, l’accettazione, il congedo dell’automezzo, i tempi e le modalità di stoccaggio dei rifiuti in ingresso all’impianto ed a fine trattamento, nonché le procedure di trattamento a cui sono sottoposti i rifiuti e le procedure di certificazione dei rifiuti trattati ai fini dello smaltimento e/o recupero. Altresì, tale documento dovrà tener conto delle prescrizioni gestionali già inserite nel quadro prescrittivo del presente documento. Pertanto l’impianto dovrà essere gestito con le modalità in esso riportate. Nell’ambito di tale protocollo la Società dovrà in particolare definire i criteri di stoccaggio dei rifiuti in entrata nei vari serbatoi, stabilendo che rifiuti incompatibili tra loro non vengano stoccati all’interno dello stesso gruppo di serbatoi che presenta un unico bacino di contenimento comune.».
Ora, tale rinvio ad un documento da presentare successivamente alla emanazione dell’AIA rende evidente che le procedure adottate dal gestore in tema di trattamento dei rifiuti non sono state vagliate nella fase istruttoria del procedimento, ciò che conferma il dedotto difetto di istruttoria.
Peraltro, tale prescrizione, oltre a non prevedere un successivo vaglio da parte dell’amministrazione provinciale e di ARPA (ma solo una trasmissione del documento a tali enti), esclude comunque dalla conoscenza del protocollo di gestione rifiuti ulteriori enti presenti in fase istruttoria, sia in tale fase istruttoria (in cui tale documento non era presente), sia successivamente, così impedendo loro l’esplicazione delle facoltà connesse alla partecipazione procedimentale.
D) La censura inerente il mancato rispetto del procedimento di attribuzione dei codici CER in fase di cernita dei rifiuti, nel corpo della quale il Comune ricorrente rinvia all’esame dei casi/esempio di cui alla relazione tecnica prodotta sub 11 non è ammissibile, non potendo le parti ricorrenti rinviare sic et simpliciter all’esame della documentazione, lasciando così al Giudice l’onere di individuare gli aspetti controversi e verificare, in modo del tutto soggettivo, la legittimità dell’operato dell’Amministrazione.
E) La censura inerente l’assenza del programma di attuazione della relazione di riferimento di cui all’art. 5 del TU Ambiente, nonché la genericità in relazione all’obbligo di rispettare la DGR Lombardia 5065 del 18 aprile 2016, è fondata.
Con riferimento a tale censura, la società odierna controinteressata ha depositato, in data 17 novembre 2016, un documento intitolato «Verifica di sussistenza dell’obbligo di presentazione della relazione di riferimento (ex art. 3, comma 2, del DM 272/2014)» completo delle ricevute di consegna via PEC in data 9 novembre 2016 a vari enti, fra cui la Città metropolitana di Milano ed il Comune ricorrente.
Tale adempimento non può però sanare l’illegittimità dell’impugnata AIA nella parte in cui, alla prescrizione n. 10 del paragrafo E.4, Suolo, dell’allegato, si limita a prevedere il rispetto di: «…quanto indicato nella d.g.r. 5065 del 18.04.2016…», senza individuare quale dei casi di cui alla citata DGR, per cui gli allegati 1 e 2 a tale DGR prevedono modalità e tempistiche diverse, ricorra nel caso di specie.
Il secondo motivo del ricorso per motivi aggiunti non è fondato.
Premesso che – diversamente da quanto argomentato dalla società odierna controinteressata nella memoria depositata il 17 novembre 2016 a pag. 15 – risulta dalla copia del verbale della seduta della conferenza di servizi del 7 giugno 2016 (allegata al ricorso per motivi aggiunti sub 10) che il Comune ricorrente ha espresso parere negativo dal punto di vista edilizio, il motivo, con cui parte ricorrente lamenta difetto di motivazione, non è fondato.
Si legge infatti nell’AIA impugnata «…Atteso che la seduta conclusiva della Conferenza di Servizi, tenutasi in data 7.06.2016, ai sensi dell’art. 14 della l. 241/90, ha preso atto […] delle valutazioni negative espresse dal Comune di Paderno Dugnano […] Fatto presente che le precisazioni fornite dall’azienda nel medesimo contesto istruttorio sono andate a definire l’entità e la portata dell’intervento edilizio reputato non sufficientemente determinato dal Comune di Paderno Dugnano…».
La motivazione dell’impugnata AIA appare dunque sussistente, rinviando tale AIA per relationem (sulla legittimità della motivazione per relationem, ex plurimis, Cons. Stato, Sez. VI, 7 febbraio 2017, n. 542) a quanto contenuto nel verbale della seduta del 7 giugno 2016, in cui si legge: «…La Conferenza di Servizi prende atto […] delle valutazioni negative espresse dal Comune di Paderno Dugnano […] Prende atto altresì delle ulteriori precisazioni dell’istante, in particolare del progettista asseveratore che specifica che gli unici interventi che saranno eseguiti sono costituiti da sostituzione di “5 tubolari in acciaio e travi oltre i pannelli in lamiera grecata che risultano ammalorati di cui alla relazione già agli atti nonché agli elaborati grafici”. La Città Metropolitana inoltre ritiene che tali precisazioni vadano a superare la possibile indeterminatezza sollevata nel parere del Comune di Paderno Dugnano relativa all’entità e alla portata dell’intervento. L’attività effettiva potrà essere avviata solo a seguito di acquisizione di dichiarazione di agibilità delle opere realizzate e di predisposizione di uno specifico documento finalizzato al rispetto delle prescrizioni impartite nella documentazione integrativa prodotta: “Valutazione preliminare applicabilità normativa “ATEX” nei luoghi di lavoro”…».
Il terzo motivo del ricorso per motivi aggiunti non è fondato, atteso il disposto dell’art. 208, comma 6, del TU Ambiente, secondo cui l’AIA «…costituisce, ove occorra, variante allo strumento urbanistico…».
Da tutto quanto esposto consegue che i ricorsi, assorbiti ogni motivo o censura non delibati, devono essere accolti nei limiti di cui in motivazione, ciò da cui consegue l’annullamento degli atti impugnati.
Il Collegio è dell’avviso che, in ragione della complessità della vicenda sottesa alla controversia e del rigetto di parte delle censure, sussistano eccezionali ragioni, ai sensi degli artt. 26, comma 1, cpa, e 92 cpc, per disporre l’integrale compensazione delle spese del presente giudizio tra tutte le parti in causa (in tema di compensazione, si rinvia alla sentenza di questa Sezione III del 2 febbraio 2015, n. 355).
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione III), definitivamente pronunciando sui ricorsi, come in epigrafe proposti, li accoglie nei limiti di cui in motivazione e, per l’effetto, annulla gli atti impugnati.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.
Così deciso in Milano nella camera di consiglio del giorno 6 giugno 2017 con l’intervento dei magistrati:
Ugo Di Benedetto, Presidente
Diego Spampinato, Consigliere, Estensore
Valentina Santina Mameli, Primo Referendario

L'ESTENSORE IL PRESIDENTE
Diego Spampinato Ugo Di Benedetto

IL SEGRETARIO